COME SALVARE UNA VITA. Ecco cosa devi sapere e le manovre da fare! IL VIDEO

Salvare una vita
COME SALVARE UNA VITA.

A chiunque può capitare di trovarsi avanti ad una situazione di emergenza per la quale è opportuno sapere cosa fare per non rischiare di essere impreparati!

Nessuno si augura mai di dover davvero intervenire per una cosa del genere ma se le situazione lo chiede, il nostro aiuto può essere importante per salvare la vita a qualcuno. Che sia un parente in difficoltà o magari un estraneo, che sia un passante o un conoscente… E’ sempre buona cosa sapere come comportarsi in casi di emergenza.
DI SEGUITO TROVERETE IL VIDEO CHE VI ILLUSTRERA’ COSA FARE E COME COMPORTARSI IN QUESTI CASI!

Il video è realizzato in collaborazione con l’Ares 118 lazio e vi farà vedere le prime manovre BLS (rianimazione cardiopolmonare).
Il Basic Life Support (in italiano supporto di base alle funzioni vitali) noto anche con l’acronimo BLS, è una tecnica di primo soccorso che può – in alcune circostanze – essere determinante per salvare la vita di un infortunato. Per paziente infortunato si intendono molte condizioni, tra le quali:
persona priva di sensi (persona svenuta);
persona con un blocco meccanico delle vie aeree (oggetti nella gola dei bambini, acqua nei soggetti che affogano);
persona sottoposta a folgorazione elettrica;
paziente in totale arresto cardiaco con temporaneo stato di coma.
La tecnica BLS, che comprende la rianimazione cardiopolmonare (RCP) è compresa nella sequenza di supporto di base alle funzioni vitali.
La definizione BLS/D si riferisce al protocollo BLS con l’aggiunta della procedura di defibrillazione (che è lo standard progressivo nei corsi di formazione per soccorritori laici). Lo scopo di tale manovra è quello di mantenere ossigenati il cervello e il muscolo cardiaco, insufflando artificialmente aria nei polmoni e provocando, per mezzo di spinte compressive sul torace, un minimo di circolazione del sangue.
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Il rischio principale collegato alla mancanza di soccorso in questi casi è il danno anossico cerebrale; si tenga a tal proposito presente che l’ossigeno (necessario appunto al cervello) è presente nell’aria-ambiente in percentuali medie del 21%, mentre quello presente nell’aria espirata dai polmoni è circa del 16% (vale a dire che, respirando, consumiamo soltanto circa un quarto dell’ossigeno presente nell’aria, e ciò significa che, teoricamente, la stessa aria può essere respirata al massimo 4 volte); questa constatazione ci fa capire come l’intervento con la respirazione artificiale semplice (con la bocca) piuttosto che con la respirazione artificiale evoluta (pallone autoespandibile, bombola di ossigeno, soccorso avanzato) possa realmente fare la differenza, giacché praticando la classica respirazione bocca a bocca, il soccorritore insufflerà nei polmoni della vittima un’aria il cui ossigeno è già stato parzialmente utilizzato (poiché il soccorritore ha inspirato ed espirato quell’aria), e perciò sarà un’aria meno efficace.

IL VIDEO

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